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Asimmetrie e disuguaglianze

di Sergio Marotta

Per più di due secoli si è pensato che uguaglianza e libertà dovessero costituire l’unica base per un mondo più giusto. Così realizzare uguaglianza e libertà è stata la “grande narrazione” dietro la quale il mondo occidentale è riuscito a portare a termine rivoluzioni, guerre civili, genocidi e distruzioni di massa fino alle due guerre mondiali e finanche bombardamenti nucleari.

Insomma non si è riuscito a evitare che la nostra storia continuasse ad essere il “mattatoio” di cui aveva parlato Hegel. Così, non riuscendo a trovare di meglio, si è provveduto a invertire la rotta.

Qualcuno ha incominciato a pensare – e ha trovato persone così ingenue da crederci – che libertà e uguaglianza non fossero più ideali da raggiungere per tutti: la libertà è quella del singolo individuo e della fortuna che gli tocca in sorte; l’uguaglianza è solo quella dei punti di partenza nel senso che tutti nascono liberi ma poi restano tali solo quelli che sono capaci – e talmente fortunati – da spezzare da soli le catene costituite dalle loro condizioni materiali.

Le ragioni dell’uguaglianza sostanziale e della libertà responsabile non sono più un patrimonio unanimemente e universalmente condiviso. Le disuguaglianze e le asimmetrie fanno parte della società e il compito di eliminarle non si sa a chi debba spettare.

Questa rubrica parlerà delle asimmetrie economiche create dalla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, delle asimmetrie informative dovute alla concentrazione dei dati nelle mani di pochi, delle asimmetrie causate dal mutamento climatico che – almeno per il momento – colpisce di più alcuni sfortunati e di meno alcuni più fortunati.

E questa rubrica tratterà anche di come tutto ciò riguardi la disuguaglianza e aumenti la responsabilità di chi non fa nulla per cambiare le cose e anzi cerca di rimuovere il problema o di dimenticare.

Perché “chi dimentica è il colpevole” come recita lo slogan di “Imbavagliati” sin da quando è stato fondato nel 2015 per dare di nuovo voce a chi della sua voce come della sua libertà era stato privato.

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