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Inaugurazione della mostra “Akram Sweedan per Imbavagliati” e video intervento di Ludovic-Mohamed Zahedm

La sua arte si è dimostrata più forte della guerra e ha superato l’assedio e i bombardamenti quotidiani. È stata la mostra, “Akram Sweedan per Imbavagliati” ad inaugurare, in anteprima per l’Italia, la sesta edizione di “Imbavagliati”, il Festival Internazionale di giornalismo civile, ideato e diretto da Désirée Klain, che dal 2015 dà voce a quei giornalisti che nei loro paesi hanno sperimentato il bavaglio della censura e la persecuzione di regimi dittatoriali e, nonostante il giro di vite contro la stampa, hanno corso seri pericoli per raccontare, denunciare.   

“Diversamente Liberi” è il tema della sesta edizione della manifestazione contro i bavagli. Un modo per accendere una luce, in stretta collaborazione Amnesty International Italia, con testimonianze dirette, in quei paesi (sessantanove nel mondo), dove l’omosessualità è ancora un reato, in molti casi punibile anche con la morte.  

L’esposizione, è stata presentata dalla curatrice, la giornalista Asmae Dachan, cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Nato a Douma, in Siria nel 1979, Sweedan è sposato e ha quattro figli. Attualmente risiede nella periferia nord di Aleppo, dopo essere stato costretto alla fuga da Douma a seguito dell’offensiva. Davanti a tanta devastazione e desolazione Akram pensa a un modo per far conoscere al mondo, attraverso uno sguardo culturale e umanistico, le sofferenze della città di Ghouta e dei suoi abitanti, facendo appelli, attraverso la sua arte, per la pace e il rispetto dei diritti umani. Inizia così a raccogliere i resti di ordigni vari, bombe e razzi, colorandoli e decorandoli, dando loro un nuovo significato, trasformando strumenti di morte in oggetti con un nuovo valore e significato. “Ho voluto esprimere il mio amore per la vita e per l’umanità, un amore condiviso da tutti i miei concittadini, dai bambini, dagli adulti, dagli anziani piombati nell’incubo della guerra”.

Ad aprire le testimonianze del festival contro i bavagli, è stato Ludovic-Mohamed Zahedm, il primo imam franco-algerino dichiaratamente gay e contro l’oscurantismo, a raccontarsi in una videointervista esclusiva a cura di Marco Cesario, che è anche intervenuto live per raccontarci le vicende di Ludovic. “‘Imam senza frontiere’ per gli uni, ‘apostata omosessuale’ per gli altri – scrive nella sua inchiesta Cesario -Il percorso dell’imam franco-algerino Ludovic-Mohamed Zahed è irto di pericoli. Dopo un travagliato periplo spirituale – dall’Algeria alla Francia passando per il Tibet – Ludovic-Mohamed Zahed sceglie di seguire la sua vocazione senza però rinnegare la propria omosessualità. Nel 2010 crea l’associazione Omossessuali Musulmani di Francia (HM2F) e due anni più tardi fonda a Parigi una moschea inclusiva, aperta cioè a qualsiasi razza e sesso. In Svezia celebra il matrimonio tra due iraniane (di cui una affetta da una malattia genetica), unione che gli vale la fatwa dei salafiti che chiedono che gli venga ritirata la nazionalità algerina”.

A seguire la proiezione del reportage ARCOBALENO ISLAM di Leila Ben Salah, presentato dalla giornalista della Repubblica Ilaria Urbani. Il progetto di si propone di raccontare la difficile e delicata battaglia delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali (LGBTQI) di fede islamica. Realizzato sulle due sponde del Mediterraneo, il lavoro ha il pregio di farci scoprire un Islam sfaccettato, moderno, del tutto differente da quello uniforme e retrogrado che le agenzie di informazione e politica ci propongono continuamente 2016.  

Akram Sweedan per Imbavagliati:

Video-testimonianza di Ludovic-Mohamed Zahedm
(Video di Davide Uccella)

 

Video incontro integrale
(Regia di Eva Serio)

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