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Prima giornata: Russia/Ucraina, Primo sit in Italiano per Julian Assange e focus sulla Siria

Con “In nome della pace”, titolo del primo focus, si è aperta la manifestazione per la libertà di stampa, martedì 17 maggio a partire dalle 10.30 al Pan/Palazzo delle Arti di Napoli, con un convegno sull’invasione dell’Ucraina da parte delle forze di occupazione russe. L’incontro, moderato dal responsabile di Repubblica Napoli, Ottavio Ragone, ha visto la testimonianza di Oksana Chelysheva, collaboratrice di «Novaya Gazeta», storica testata per la quale ha lavorato con la sua “maestra” Anna Politkovskaja con la direzione del Premio Nobel per la Pace 2021, Dmitry Muratov. La giornalista russa è in esilio in Finlandia e sotto scorta dal 2007. L’hanno affiancata Alexander Nevzorov, ex deputato della Duma: il famoso giornalista 63enne è stato il primo personaggio ad essere incriminato in base alle norme bavaglio di Mosca, dopo aver pubblicato informazioni secondo le quali le forze russe avevano bombardato un ospedale per la maternità a Mariupol. Nel panel anche Maria Magarik, giornalista Rai, che è stata autrice di diversi reportage per Rai 3 e Rai 1, realizzati nei Paesi dell’ex URSS. Magarik segue ora in prima linea temi di attualità economica internazionale, tra cui la guerra energetica e le sanzioni alla Russia. Presente anche Olga Kurilenko, giornalista e corrispondente per la televisione ucraina, costretta a lasciare Kharkiv, sua città natale, pochi giorni dopo l’aggressione dell’esercito russo e l’inizio del conflitto.  

Al termine del focus, in riferimento proprio ai popoli “Confinati”, abbiamo ascoltato l’importante report di Amnesty International direttamente dal suo portavoce Riccardo Noury. Nel corso del 2021 le autorità della Polonia hanno arbitrariamente posto in detenzione circa 2000 richiedenti asilo che erano entrati nel loro territorio dalla Bielorussia e ha sottoposto molti di loro a violenze, tra le quali perquisizioni corporali in strutture sovraffollate e insalubri. In alcuni casi le forze di sicurezza polacche hanno persino somministrato scariche con pistole elettriche e sedato i detenuti. “Questo trattamento violento e degradante stride profondamente con l’ospitale accoglienza che la Polonia sta mostrando nei confronti delle persone sfollate dall’Ucraina. Il comportamento delle autorità polacche sa di razzismo e di ipocrisia. La Polonia deve estendere la sua ammirevole compassione a tutte le persone che varcano i suoi confini in cerca di salvezza”, ha dichiarato Noury. Nella stessa occasione, l’intervento del Presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Giuseppe Giulietti.   

Parte da Napoli il grido #FreeJulianAssange al Museo Pan. Il primo sit-in nazionale per la richiesta di libertà per Julian Assange. Il giornalista, privato della sua libertà per aver reso noti al mondo intero i crimini di guerra commessi dagli Usa nel corso delle guerre in Iraq e Afghanistan, rischia infatti l’estradizione negli USA dove sarebbe condannato a 175 anni di carcere. Il sit-in, promosso dal Festival Internazionale di Giornalismo Civile “Imbavagliati” e organizzato in collaborazione della FNSI, Articolo Ventuno e Amnesty International Italia, è stata una delle iniziative fortemente voluta durante una giornata storica del Festival intitolata  “In nome della pace”: giornalisti, blogger e attivisti si sono stretti attorno alla Mehari di Giancarlo Siani per lanciare un ponte di solidarietà tra popoli vittima di guerre, da quelle “dimenticate” come la guerra in Siria, a quelle più dibattute in questi giorni come l’invasione russa in Ucraina.

A seguire il focus “Guerre dimenticate” sulla guerra in Siria, un conflitto che si protrae ormai da troppo tempo, con Asmae Dachan, giornalista professionista, fotografa, poetessa e scrittrice italo-siriana, nel 2019 insignita del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, la giovane Wafa Ali Mustafa, attivista per i diritti umani e giornalista siriana in esilio a Berlino, diventata simbolo della Resistenza;  Waad- al-Kateab, giornalista e regista, dal 2011 in prima linea nel documentare la guerra civile siriana, nominata per premio Oscar per il documentario “For Sama” e Fouad Roueiha, project manager nell’ambito della cooperazione internazionale, esponente del comitato “Kaled Bakrawi” e responsabile per la Siria di “Osservatorio Iraq”. 

In Siria il conflitto, che dura ormai da 11 anni, ha causato centinaia di migliaia di morti, sfollamenti di massa e distruzione di infrastrutture civili. La forte recessione dell’economia siriana, la svalutazione, l’aumento dei prezzi, il tasso di disoccupazione elevato, hanno portato ad un grande aumento dell’insicurezza alimentare, che ad agosto 2021, ultimo dato disponibile, colpisce 12.8 milioni di persone. La pandemia ha ulteriormente aggravato la situazione del paese, aumentando il tasso di disoccupazione.  

Nel corso dei focus della giornata, Riccardo Marassi ha realizzato in diretta le sue vignette.


Video di Luca Leva

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